Russia: ban nazionale immediato per Telegram

Nonostante non sia popolare a livello mondiale come i rivali WhatsApp o Facebook Messenger, l’ottima app di messaggistica Telegram ha collezione un gran numero di utenti, a meno di 5 anni dal lancio. Per chi non lo sapesse, Telegram è probabilmente la migliore app di messaggistica attualmente disponibile: veloce, sempre sincronizzata senza fastidiosi backup, con un’infinità di funzioni che WhatsApp si sogna.

Nel mese di marzo 2018, Telegram ha raggiunto il record di 200 milioni di utenti attivi mensilmente. Un numero impressionante: la crescita fino ad ora è stata del 50% annuale, trend che è destinato a fermarsi a causa del ban immediato imposto dal governo russo. La Russia è infatti uno dei principali mercati per l’app di messaggistica: il suo blocco graverà pesantemente sul numero di utenti.

Di fatto, Telegram è talmente diffusa in Russia che i dipendenti statali, agenzie governative e addirittura Putin stesso la utilizzano quotidianamente per comunicazioni formali ed informali. La sua larga diffusione però non ha fermato il Federal Security Service (FSB) dal cercare aggressivamente di decriptare i messaggi di alcuni utenti sospettati di terrorismo.

La magistratura russa blocca l’accesso a Telegram su tutto il territorio nazionale: dichiarati “problemi per la sicurezza”

Telegram ha infatti un’utile funzionalità che permette di avviare “chat super segrete“. L’app di messaggistica non ha assecondato le numerose richieste del FSB di ottenere una chiave di decriptazione, senza compromettere l’intero modello di business che l’ha sempre contraddistinta e soprattutto senza mettere in pericolo la privacy degli utenti. Dopo una lunga battaglia legale, si è giunti al ban su tutto il territorio nazionale, effetto immediato.

Il giudice Julia Smolina nel verdetto ha dato disposizione di soddisfare immediatamente le richieste del Roskomnadzor. Esso è l’organo federale russo responsabile di media e telecomunicazioni. L’accesso su tutto il territorio statale all’app Telegram va negato subito, e le “condizioni tecniche per lo scambio di messaggi” non saranno più consentite.

Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, nativo russo la cui lotta con le autorità gli è costata la posizione di CEO dell’azienda, non lascia spazio a compromessi con FSB e Roskomnadzor. Durov ritiene che “la privacy non si vende” e che “i diritti umani non devono essere compromessi da sospetti o paure”. Vedremo che cosa succederà in futuro. Per ora, si può sempre usare un VPN.

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Simone Gobbi

Sono un ragazzo di 20 anni, perito energetico. La tecnologia è sempre stata la mia grande passione, e scrivere di tecnologia è il mio hobby preferito in assoluto.

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