Da molti anni gli astronomi sono convinti che l’universo stia espandendosi sempre più velocemente. La causa sarebbe una misteriosa forza chiamata “energia oscura”, individuata grazie alle osservazioni di supernove di tipo Ia—stelle che esplodono e diventano preziosi punti di riferimento per misurare le distanze cosmiche.
Cosa sono le supernove “di tipo Ia”?
Le supernove sono classificate in diversi tipi in base alle loro caratteristiche spettrali (cioè la luce che emettono) e alle cause che le originano.
Le “tipo Ia” sono quelle che avvengono quando una nana bianca (il nucleo residuo di una stella simile al Sole) in un sistema binario “ruba” materia dalla sua compagna fino a raggiungere una massa critica e innescare una violenta esplosione termonucleare.
Il termine “Ia” indica questa specifica classe di supernove distinguendole da altre (ad esempio, tipo II, che derivano dal collasso del nucleo di stelle supermassicce).
Perché sono importanti?
Le supernove di tipo Ia sono considerate “candele standard” in cosmologia perché raggiungono tutte una luminosità molto simile.
Questo permette agli astronomi di usarle per misurare le distanze nell’universo: osservando quanto sono luminose da Terra, calcolano quanto sono lontane.
Sono state fondamentali per scoprire che l’universo si sta espandendo accelerando.
Proprio queste supernove, considerate “candele standard” per la loro luminosità uniforme, hanno permesso di calcolare la velocità di espansione dell’universo. Ma un recente studio guidato da Young-Wook Lee, dell’Università Yonsei in Corea del Sud, ha messo in discussione questa interpretazione.
La scoperta
Analizzando 300 galassie, gli scienziati hanno osservato che la luminosità delle supernove di tipo Ia varia sensibilmente a seconda dell’età delle stelle coinvolte. Questo significa che le supernove che siamo abituati a considerare tutte uguali potrebbero in realtà “ingannare” chi le usa come riferimento. Di conseguenza, lo studio afferma che la presunta accelerazione dell’universo potrebbe essere il risultato di questo “bias d’età” e che, tenendo conto di tale variazione, l’universo non sta accelerando bensì rallentando. In prospettiva, il cosmo potrebbe persino collassare in un “big crunch”, ovvero una contrazione verso uno stato iniziale.
Le critiche
Molti scienziati restano scettici. Secondo Mark Sullivan dell’Università di Southampton, l’effetto dell’età sulle supernove viene già preso in considerazione nei calcoli dell’energia oscura e i dati attuali non suggeriscono un rallentamento. Tuttavia, le nuove osservazioni del Vera C. Rubin Observatory, in arrivo, permetteranno di analizzare decine di migliaia di supernove e fornire risposte più precise.
Energia oscura: un mistero irrisolto
Ciò che è certo è che la natura dell’energia oscura rimane poco chiara. Alcuni studi recenti indicano che potrebbe non essere una forza costante, ma variabile nel tempo—questo non implica che l’universo stia rallentando oggi, ma ci ricorda che la nostra comprensione è ancora incompleta.
Uno sguardo al futuro cosmico
La sfida è aperta: mentre la maggior parte degli astronomi ritiene ancora valida la teoria dell’accelerazione cosmica, la scienza è fatta anche di dubbi e nuovi dati. Nei prossimi anni, grazie a strumenti sempre più potenti, il mistero dell’espansione dell’universo potrebbe finalmente essere svelato.
Fonte: newscientist.com











