(Adnkronos) – Negli ultimi anni, il mondo della sanità ha guardato con sempre maggiore interesse alla medicina di genere, ma l’edizione 2026 di Welfair – La fiera del fare Sanità, in corso a Roma fino al 16 ottobre, si proietta oltre, verso la medicina delle differenze. Questo perché, come emerso dal relativo tavolo di lavoro, non basta più distinguere tra uomini e donne per garantire cure appropriate. Età, condizioni socioeconomiche, ambiente di vita, cultura, accessibilità dei servizi e caratteristiche individuali incidono sulla salute, sull’efficacia dei trattamenti e sulle opportunità di prevenzione.
Un nuovo approccio alla medicina di genere
A immaginare le verticali a Welfair è stata Anna Maria Moretti, presidente della Società italiana e internazionale di medicina di genere. “Il concetto di medicina di genere è oggi notevolmente evoluto ed è passato dall’esclusiva considerazione di parametri biologici quali sesso, età e etnia a una valutazione sicuramente più complessa”, spiega Moretti. “Gli indicatori di contesto, quali le condizioni sociali, economiche, culturali, religiose e ambientali, sono indispensabili per una raccolta di dati utili allo sviluppo di sistemi sanitari efficaci ed efficienti. La valutazione delle differenze di sesso e genere è un elemento fondamentale per lo sviluppo di una medicina equa, appropriata ed inclusiva. E l’utilizzo di specifici indicatori deve diventare una parte integrante anche dei programmi di assistenza, ricerca, formazione e comunicazione. La conoscenza dei dati disaggregati per sesso e genere è fondamentale per valutare i rischi, i bisogni del cittadino, l’accesso ai percorsi di cura e gli outcome delle malattie, al fine di definire strategie specifiche per garantire un trattamento appropriato sia in ambito di prevenzione sia in percorso diagnostico terapeutico. La dimensione di genere nella salute è oggi quindi una necessità di metodo e analisi.”
Un’applicazione pratica nel percorso nascita
Un’applicazione concreta di questa visione riguarda il percorso nascita. “La crescente attenzione verso esperienze di parto rispettose della fisiologia, della dignità e delle scelte della donna pone il sistema sanitario di fronte alla necessità di conciliare sicurezza e umanizzazione dell’assistenza”, spiega Maria Gabriella De Silvio, vicepresidente nazionale del Gruppo italiano salute e genere (Giseg). “Il parto dolce non può essere interpretato come una contrapposizione tra naturalità e medicina, ma come un modello di presa in carico che valorizza la centralità della donna senza rinunciare alle competenze professionali, alla gestione tempestiva delle complicanze e alla disponibilità di servizi adeguati.”
Discussione su nuovi modelli di assistenza
De Silvio ha condotto il tavolo di Welfair ‘Parto dolce, nascita in sicurezza: modelli integrati per una nuova governance del percorso nascita’, dove è stato affrontato il tema mettendo a confronto professionisti sanitari, società scientifiche, istituzioni e rappresentanti dei servizi territoriali, con focus sul ruolo dei consultori, delle ostetriche di comunità, dei punti nascita e delle reti di emergenza-urgenza nella costruzione di un’assistenza coordinata e sicura.
La stessa esigenza di personalizzazione e continuità assistenziale attraversa l’intero percorso di vita femminile. Dall’infanzia all’età fertile, dalla maturità alla menopausa, la salute della donna presenta bisogni differenti che non possono essere affrontati attraverso interventi isolati o percorsi sanitari frammentati. “La prevenzione deve accompagnare le trasformazioni biologiche e sociali della vita integrando medicina generale, specialistica, servizi territoriali e dimensione sociosanitaria. L’obiettivo deve essere quello di individuare modelli capaci di accompagnare la donna nelle diverse fasi della vita”, conclude De Silvio, “garantendo continuità nella presa in carico, appropriatezza degli interventi e accesso equo alla prevenzione.”
—
cronaca
webinfo@adnkronos.com (Web Info)












