Washington — SpaceX ha annunciato la ripresa dei lanci del Falcon 9 per l’8 gennaio, dopo aver concluso l’indagine sull’esplosione che aveva distrutto un altro vettore quattro mesi prima.
Le cause dell’esplosione del COPV
Nella nota ufficiale pubblicata il 2 gennaio, l’azienda attribuisce l’incidente al guasto di uno dei tre serbatoi di elio, noti come COPV (Composite Overwrapped Pressure Vessel), collocati all’interno del serbatoio di ossigeno liquido del secondo stadio. In precedenza, gli inquirenti avevano già indicato il malfunzionamento del COPV come una delle cause principali dell’evento.
Ogni COPV è costituito da un rivestimento interno in alluminio avvolto da una sovrapposizione in materiale composito. L’analisi dei componenti recuperati ha mostrato cedimenti del rivestimento, sebbene la causa esatta di tali deformazioni non sia stata specificata. Questi cedimenti non hanno provocato direttamente la rottura dei serbatoi, ma hanno creato dei vuoti tra il rivestimento e la sovrapposizione in composito, dove si è accumulato l’ossigeno.
I meccanismi del guasto tecnico
Secondo la ricostruzione di SpaceX, l’accumulo di ossigeno in questi vuoti, una volta sottoposto a pressurizzazione, è rimasto intrappolato. L’attrito o le lacerazioni del materiale hanno innescato la reazione con l’ossigeno nell’involucro, provocando il cedimento strutturale del COPV. Inoltre, la temperatura estremamente bassa dell’elio ha peggiorato la situazione, portando a un congelamento parziale dell’ossigeno.
Gli investigatori non hanno identificato una singola causa dominante. Tra le possibili origini figurano diverse cause credibili, tutte concentrate sull’accumulo di ossigeno superraffreddato o di ossigeno solido all’interno dei cedimenti sotto l’involucro.
Il piano di SpaceX per il ritorno al volo
Il piano per il ritorno al volo prevede modifiche sostanziali alle procedure di rifornimento, senza variazioni nel design dei COPV. L’azienda utilizzerà elio a temperature più elevate e modificherà la procedura di caricamento, riutilizzando una configurazione già testata con successo in oltre 700 operazioni di carico.
La compagnia non ha specificato in che modo tali cambiamenti influenzeranno i tempi di preparazione o le prestazioni complessive del veicolo. L’attuale versione del Falcon 9 utilizza propellenti superraffreddati, che vengono caricati a bordo poco prima del decollo.
I prossimi lanci in programma
Le misure correttive a breve termine dovrebbero consentire la ripresa dei voli, sospesi dopo l’esplosione del 1° settembre. Il primo lancio della costellazione Iridium Next è programmato non prima dell’8 gennaio dalla Vandenberg Space Force Base, in California.
Iridium ha espresso soddisfazione per l’annuncio e per la ripartenza delle operazioni. La data definitiva dipenderà dal rilascio della licenza di volo da parte della FAA, che sta esaminando il rapporto finale sull’incidente dopo aver supervisionato l’intera indagine.
I futuri lanci dal Kennedy Space Center
Se la missione Iridium avrà successo, il lancio successivo sarà quello del satellite EchoStar-23, previsto entro la fine di gennaio dal Launch Complex 39A del Kennedy Space Center della NASA. Si tratta di una storica rampa di lancio oggi affittata a SpaceX, destinata principalmente alle missioni del Falcon 9 con la navetta Crew Dragon e ai futuri lanci del Falcon Heavy. L’azienda utilizzerà temporaneamente questa rampa anche per i normali voli commerciali a causa dei gravi danni riportati dal Space Launch Complex 40 durante l’esplosione di settembre.
Questo articolo è stato fornito da SpaceNews, testata dedicata all’industria spaziale.
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