Onde gravitazionali: LIGO individua il terzo evento di questo tipo

Come molti di voi ricorderanno, circa un anno fa veniva annunciato il primo, storico rilevamento di onde gravitazionali.

Tuttavia, è stato possibile individuare altri fenomeni di questo tipo, l’ultimo dei quali catturato il 4 gennaio 2017, ma annunciato solamente in questi giorni.

Questo ulteriore passo in avanti è stato possibile, come in precedenza, grazie al Laser Interferometer Gravitational-wave Observatory (LIGO).

 

onde gravitazionali
Laser Interferometer Gravitational-wave Observatory (LIGO) in Livingston, Louisiana.

 

La nuova conferma dell’esistenza di queste increspature nello spazio-tempo andrà a consolidare ulteriormente la teoria di Albert Einstein, a distanza di oltre un secolo.

In tutti i casi finora rilevati, le onde gravitazionali individuate hanno avuto origine dalla fusione di due buchi neri.

 

Onde gravitazionali come un segnale riguardo i buchi neri

 

Con il primo rilevamento di un’onda gravitazionale, la descrizione dello spazio-tempo fornita da Einstein venne ulteriormente confermata.  Questo terzo evento non fa altro che dare ancora più credito ai suoi studi.

 

Come nei due casi precedentemente registrati, il fenomeno ha avuto origine dallo scontro di due buchi neri, rispettivamente di 31,2 e 19,4 masse solari.

 

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Rappresentazione della fusione di due buchi neri.

 

La terza onda (GW170104) è quindi nata dalla combinazione di oltre 50 masse solari, ad una distanza di circa 3 miliardi di anni luce dalla Terra.

Tutto ciò non può che farci ipotizzare la presenza, nel nostro universo, di una popolazione di buchi neri binari.

 

LIGO: buchi neri di dimensioni finora impensabili

Oltre a confermare le predizioni di Einstein e a mostrarci la presenza di una popolazione di buchi neri binari, LIGO è in grado di caratterizzare e misurare queste misteriose regioni dello spazio-tempo.

 

 

Basti pensare che, nel corso delle prime rilevazioni di onde gravitazionali, i buchi neri individuati erano due volte più massicci di quanto immaginato.

A questo punto, non rimane che scoprire cosa sia in grado di portare alla formazione di simili regioni.

 

 

Fonte: universetoday.com

Nicholas Merci

Appassionato di scienze e tecnologia, nel tempo libero scrive e recensisce per TechnoBlitz

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