Kepler, il telescopio che scopre centinaia di nuovi pianeti

Con l’ausilio del telescopio Kepler gli scienziati della NASA hanno scoperto circa 104 nuovi pianeti relativamente vicini al nostro sistema solare e visibili dai più moderni telescopi che stazionano a terra. L’attenzione però è rivolta soprattutto a quattro di questi pianeti. Sono di composizione rocciosa e le loro dimensioni si avvicinano a quelle della Terra. Per questo motivo scienziati e osservatori di tutto il mondo stanno cercando di studiarli per comprenderne le caratteristiche atmosferiche. Ma l’obiettivo più importante, anche più affascinante, sarebbe quello di riuscire a scovare qualche nuova forma di vita. Al di là degli studi della materia, sicuramente necessari per una infinità di motivi, la scoperta di nuove forme di vita resta sempre e comunque una delle finalità principali degli astronomi che hanno la possibilità di osservare per primi le nuove entità.

La rinascita di Kepler della NASA

Il telescopio spaziale Kepler, con questo nuovo avvistamento allunga la sua lista di scoperte in quanto, gli ultimi 104 pianeti, vanno ad aggiungersi agli oltre 1200 già rilevati lo scorso mese di maggio. Sono tutti pianeti che orbitano intono a stelle vicine al sole. A quanto pare questo telescopio della NASA così performante, nel 2013 sarebbe stato praticamente inserito nella lista delle rottamazioni ma, fortunatamente, nel 2014 è stato completamente rigenerato, donandogli una seconda ed entusiasmante nuova vita. Per di più il nuovo aggiornamento, che verte sia sull’elettronica che sulla struttura, consente al telescopio di essere ancora più preciso nelle ricerche. La scoperta di così tanti nuovi pianeti in breve tempo ne è la testimonianza più lampante.

La nuova lente sulla scia dell’intramontabile Einstein

La rinascita di Kepler però è certamente segnata dall’introduzione, nel suo sistema, delle lenti gravitazionali, parte pratica della teoria della relatività di Albert Einstein. Applicando questa teoria infatti è possibile osservare un oggetto anche a distanze straordinarie, grazie alla distorsione subita dalla luce di una stella o di una galassia quando vengono attraversate dalla forza di gravità dell’oggetto preso in esame. Volendo semplificare, il funzionamento è quello di una semplice lente di ingrandimento, ma adattato alla complessità degli studi spaziali. Il Kepler 2 quindi, oltre ad essere rinato, si avvale della messa in pratica di una delle teorie fondamentali degli studi di Einstein regalandoci così, scoperte sensazionali.
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