In Italia, Internet stenta a crescere i tecnoesclusi sono ancora tanti?

Nel 2016 in Italia è ancora molto alta la quota di tecnoesclusi, ovvero di persone che non hanno mai usato Internet. Nonostante lo sviluppo tecnologico e le buone performance registrate dalle aziende nostrane, infatti, sono proprio i cittadini a cogliere meno le opportunità offerte dalla Rete. Ma stiamo migliorando.

Se stai leggendo questo articolo, fai parte della maggioranza degli italiani, che navigano abitualmente in Rete attraverso i pc desktop o gli smartphone. Eppure, nell’anno 2016, è ancora molto (troppo) alta la percentuale di nostri connazionali che non conoscono o non apprezzano i vantaggi del Web, e che addirittura dichiarano di non aver mai aperto neppure una pagina digitale nel corso di un intero anno: sono quasi il 30 per cento del totale, uno dei dati più alti di tutta Europa.

Le eccezioni di successo

In un panorama digitale così tetro, sembrano quasi delle eccezioni fortunate gli esempi delle aziende che invece proprio sulle tecnologie hanno investito e hanno fatto la loro fortuna: è il caso di Flame Networks, che da anni ormai opera nel campo dell’ICT con la promozione di diverse tipologie di server virtuale, che rappresentano l’eccellenza nel mondo della virtualizzazione finalizzata all’hosting web. Ma per un’impresa assolutamente innovativa c’è un popolo di tecnoesclusi.

Italia, popolo offline

Come detto, quasi un terzo della popolazione italiana non ha mai usato Internet: l’ultimo studio di Observa Science in Society ha fotografato proprio la nazione che sta offline e che non ha mai fatto un solo click, elaborando una serie di dati Istat ed Eurostat e identificando appunto i tecnoesclusi, persone ai margini dalla vita online che sono oggi completamente tagliate fuori dalle tecnologie digitali ad eccezione del telefono cellulare. E così, scopriamo che nel 2015 quasi tre italiani su dieci di età tra i 16 e 74 anni ha dichiarato di non aver mai utilizzato internet nei precedenti 12 mesi.

Utilizzo d’internet: la classifica europea

Questo 28 per cento di mancata inclusione digitale fa sprofondare l’Italia nella classifica europea dei cittadini più connessi: al di sotto del nostro Paese ci sono soltanto solo Bulgaria, Romania e Grecia, mentre gli altri popoli del Vecchio Continente se la cavano decisamente meglio con le tecnologie. I nostri vicini di Francia e Austria, ad esempio, hanno limitato questa quota all’11 e al 13 per cento, rispettivamente, mentre i più connessi d’Europa sono il Lussemburgo (2 per cento), la Danimarca (3) e l’Olanda (4).

Nord e Sud divisi dal Web

Ma la divisione non è soltanto tra l’Italia e le altri nazioni europee, ma anche e soprattutto tra le varie regioni dello Stivale, dove si ripresenta lo storico problema della differenza tra Nord e Sud, nonché comportamenti diversi a seconda dell’età. Dal punto di vista territoriale, la zona meno esclusa è quella del Nordest, cui si aggiungono Lombardia ed Emilia Romagna; di tutt’altro segno le percentuali del Meridione e, in particolare, degli abitanti di Molise e Calabria, dove si supera il 46 per cento di residenti che non hanno mai navigato in Rete nel corso dell’ultimo anno. Vale a dire, quasi la metà degli abitanti non usa il Web.

L’incidenza dell’età

L’esclusione dalle tecnologie digitali, inoltre, aumenta col crescere dell’età: i più giovani – ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 24 anni – sono ovviamente più propensi al nuovo e sono praticamente sempre connessi, con percentuali di utilizzo superiori al 90 per cento; di abitudini opposte le persone con più di 75 anni, che solo per l’11 per cento dei casi conoscono e usano Internet.

Gli aspetti positivi

Tuttavia, c’è qualche cosa che ci lascia ben sperare; grazie anche alla spinta del dinamismo imprenditoriale, infatti, la percentuale di italiani tecnoesclusi è comunque in rapida diminuzione, visto che soltanto a fine 2010 questo dato superava il 41 per cento. Ma anche in questo caso c’è chi ha fatto meglio: la Romania, nello stesso periodo, è passata dal 57 al 32 per cento di persone offline, mentre la Grecia ha ridotto le sue dal 52 al 30 per cento.

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