Droni accresciuti chimicamente. Presto una realtà?

Ci stiamo abituando a vivere nella fantascienza. Cose che si vedevano solo nei film degli anni settanta, in parte, si stanno verificando nelle nostre vite. Si pensi ad alcuni droni ed aerei da guerra che stanno già volando nei cieli dei campi di battaglia utilizzando pezzi costruiti con stampanti 3D.
Militarmente risulta un grande vantaggio rispetto al nemico, perché questa tecnica consente di costruire ciò di cui si ha bisogno direttamente sul luogo del combattimento. Ma un’altra scoperta potrebbe lasciarci ancora di più a bocca aperta.
All’università di Glasgow, sotto la direzione del Prof. Lee Cronin, si sta studiando un altro aspetto della stampa 3D, coadiuvata dalla chimica. Con la consulenza industriale della BAE System, si sta cercando di sviluppare una tecnica per aumentare le dimensioni di alcuni droni e velivoli radiocomandati, in laboratorio.

L’alba di una nuova era dal “Chemputer”

La strumentazione, ancora in fase prettamente teorica, avrebbe già un nome: “chemputer”. Quindi, mentre la stampante 3D costruisce fisicamente i pezzi, il chemputer contribuirebbe chimicamente alla loro “crescita” attraverso l’accelerazione chimica del livello molecolare. Questo apporto chimico per la costruzione di droni ed altre strumentazioni militari, potrebbe velocizzare i tempi di produzione riducendoli a qualche settimana, anziché mesi, stando ai tempi attuali.
Tuttavia, per ammissione dello stesso Prof. Cronin, questi studi sono molto impegnativi e, anche se potrebbero non essere impossibili, si è ancora molto lontani dal metterli realmente in pratica. Ma come spesso accade, questo tipo di ricerche, potrebbe portare comunque ad innovazioni e al miglioramento di tecniche già operanti.

Razzi che rilasciano droni

Al di là della chimica o di altre tecniche volte a velocizzarne la produzione, i droni sono entrati ormai ad essere parte integrante, e per ora irrinunciabile, delle strategie militari.
E’ di una piccola azienda britannica, infatti, l’idea di sviluppare un razzo capace di volare ad una velocità ipersonica, con il compito di rilasciare droni di sorveglianza anziché bombe. I velivoli sviluppati dalla Reaction Engines dovrebbero raggiungere la velocità Mach5, superando di gran lunga quella di qualsiasi altro jet.
Il segreto della velocità Mach5, è che permetterebbe a questi velivoli di volare ad alta quota nello spazio, rendendoli così indenni ai sistemi di difesa e missili anti-aerei posizionati a terra.
Secondo la società inglese del settore aerospaziale BAE System, la quale ha investito in questo progetto già 20 milioni di sterline, il nuovo razzo diventerebbe presto indispensabile per fornire assistenza rapida a particolari forze e truppe a terra, a migliaia di chilometri di distanza in tempi brevissimi.
Tutta questa fantascienza rischia di far sorridere qualcuno, ma solo qualche anno fa, avreste mai immaginato ciò che è in grado di fare, realmente oggi, una stampante 3D?
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