Sembra di vedere acqua su Plutone

Davvero sorprendente Plutone, una piccola roccia gelata, posta alla fine del nostro sistema solare, ci ha mostrato fino ad oggi vulcani ghiacciati, cieli nebbiosi e pianure dense di azoto.
Una equipe guidata da Noah Hammond della Brown University in collaborazione con Planetary Science Institute di Tucson ha formulato una affascinante ipotesi sul secondo pianeta rosso.

Sette brevi lezioni di fisica

 

Lo studio è stato pubblicato questa settimana su Geophysical Research Letters e rintracciabile anche su arxiv http://arxiv.org/pdf/1606.04840v2.pdf .

Lo studio della Brown University e del Planetary Science Institute.

Lo studio parte dai dati raccolti da New Horizon la scorsa estate. I dati mostrano un’intensa attività tettonica sul pianeta che si evidenzia attraverso la superficie gelata. Un’attività così intensa è difficilmente spiegabile su una roccia della fascia di Kuiper così piccola e lontana dal sole.
Il modello elaborato dal gruppo di ricerca spiega la recente attività tettonica con la transizione di fase di un oceano di acqua gelata. Le uniche possibilità di spiegazione sono la transizione di fase dell’acqua o in materiali esotici o processi non ancora compresi.
L’idea della presenza di acqua su Plutone è già stata formulata nel passato. La presenza di ghiacci volatili da azoto, anidride carbonica e metano è indizio di presenza di acqua.

Immagine dei processi tettonici su Plutone
Immagine dei processi tettonici su Plutone

Oggi pensiamo che quei ghiacci siano la parte superiore di una superficie con grandi componenti di acqua che poggia sulle rocce. E’ anche probabile che in prossimità del nucleo del planetoide l’acqua sia presente allo stato liquido.

La prova più evidente all’ipotesi risiede nell’assenza di componenti di compressione nella dinamica tettonica. Questo indizio implica che Plutone non può essere completamente solido. Inoltre la presenza di acqua provocherebbe contrazione delle superfici e compressioni, in accordo con le rilevazioni di New Horizon.

Possibilità di ricerca conseguenti l’Ipotesi.

Se il modello geofisico formulato da Hammond fosse confermato potrebbero aprirsi emozionanti aspettative. La zona degli oggetti di Kuiper, in cui si trova Plutone, è ricca di oggetti che transitano, al perielio, in prossimità dei pianeti interni.

La presenza di acqua, nella stessa zona, può far ipotizzare come sia pervenuta l’acqua su pianeti come la Terra. Inoltre studi del Carnegie Institution of Science, del telescopio di Monte Palomar, indicano la possibilità che esista un grande pianeta sulla parte più esterna del sistema solare.

Se la presenza di oceani in questi oggetti da’ delle certezze sullo sviluppo della vita è tutto da dimostrare. Questo rende ancora più chiara l’utilità delle missioni spaziali così lontane.

 

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Arturo Infante

Informatico Teorico attualmente in fase molto pratica. Interessi in Matematica, Logica, Fisica, Neuroscienze, Evoluzionismo. Disilluso dalla situazione italiana, ad ora. Amo la musica classica, un po' il Jazz ed il Rock Progressive.

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