Buco nero, ecco come attrae la materia

Un team internazionale di scienziati ha misurato l’effetto di un vortice gravitazionale della materia quando è attratta in un buco nero. Questa misurazione è stata resa possibile dall’osservazione del vortice attraverso i telescopi a raggi X NuStar di proprietà della NASA e dell’ Xmm-Newton dell’ESA. Secondo i fisici austriaci Josef Lense e Hans Thirring l’effetto a vortice del campo gravitazionale che risucchia a se ogni forma che gli si avvicina, sarebbe una conseguenza della teoria della Relatività generale di Albert Einstein. Gli scienziati per meglio spiegare ciò che accade intorno ad un buco nero, hanno utilizzato l’esempio di un barattolo di miele. Facendo ruotare un cucchiaio nel miele infatti, si nota come tutto ciò che viene introdotto all’interno sia trascinato dal vortice rotatorio che ne consegue. Pensando al miele come se fosse lo spazio, si può realizzare subito un’immagine esaustiva di ciò che accade intorno ad un buco nero.

Il fenomeno del vortice che avvolge il buco nero prende il nome dai due austriaci

La materia che viene attratta nel buco nero si riscalda fino a raggiungere una temperatura di milioni di gradi. Questa condizione provoca una forte emissione di raggi X da parte della materia riscaldata, la quale comincia a pulsare con una frequenza regolare, che accelera nell’avvicinarsi al punto centrale del vortice.
La conferma di questa teoria era attesa da circa 30 anni. In questo periodo di tempo infatti si è sempre solo teorizzato che a causarla fosse l’effetto Lense-Thirring (dal nome degli scienziati dell’esempio del miele), il quale provoca questo tipo di “oscillazioni periodiche”. Quindi lo studio dell’ H1743-322, un buco nero situato a 30.000 anni luce da noi, ha consentito di risolvere questo trentennale dubbio. L’effetto del Lense-Thirring però non si verifica solo con i buchi neri, ma con qualsiasi forma di materia che si avvicina ad una grande massa che ruota. Difatti nel 2004 la NASA studiò il fenomeno lanciando la sonda Gravity Probe B intorno alla Terra dove, anche se molto debole, si verificherebbe la stessa forza di attrazione a vortice dei buchi neri. In questo caso, tuttavia, la sonda impiegherà circa 33 milioni di anni luce per arrivare sulla Terra.

Ma solo con l’opportunità di poter misurare questo fenomeno intorno ad un buco nero, la quale gravità è miliardi di volte più potente rispetto a quella della Terra, si è potuto portare a conclusione gli studi, i cui risultati hanno confermato la teoria Lense-Thirring.

Nuove osservazioni sono già operative

Intanto in una galassia situata a circa 300 milioni di anni luce dalla Terra, si sta già osservando un altro buco nero classificato come “supersonico”. L’Srt, un radio telescopio italiano condotto da un team di scienziati dell’Inaf, sta osservando quindi questo buco nero “supermassivo”, il quale risucchia a sé la materia circostante, emettendo delle scie di plasma più lunghe della galassia stessa in cui si trova. Proprio le scie di plasma sono captate dal radio telescopio. Le nuove immagini inviate dall’Srt e quelle di altri radio telescopi, hanno dato la possibilità agli scienziati di delineare una vera e propria mappa dell’età di questa radiosorgente, misurandone anche la velocità ritenuta, appunto, supersonica.

Questi nuovi studi lasciano ben sperare all’apertura di nuovi orizzonti per la conoscenza dell’universo e magari toglieranno presto quel velo misterioso che avvolge da sempre i buchi neri.

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