Auto a guida autonoma. Si parla di Moral Machine?

La Moral Machine sta facendo parecchio scalpore. Se un auto avesse la capacità di guidarsi da sola, nello spiacevole momento in cui si dovesse verificare un incidente, come farebbe a capire in che modo potrebbe provocare meno danni all’ambiente e meno morti/feriti?

Per ovviare a questo problema  il MIT,  (Massachusetts Institute of Technology)  ha infatti deciso di sviluppare la “Moral Machine“, ovvero una piattaforma on line che permette a chiunque ne sia intenzionato di descrivere come vorrebbe fosse programmato il cervello elettronico di un’automobile e come si dovrebbe comportare in situazioni di guida estrema.

Una volta che il questionario viene concluso (che tra l’altro  tiene conto  di fattori come il numero di vite in gioco e del codice della strada) si può confrontare quelle che sono state le proprie scelte e “sacrifici” con altri utenti che allo stesso modo hanno svolto il questionario.

Ma la domanda più grande in questo caso è: a cosa serve tutto ciò? Lo scopo di questo servizio, dice  Iyad Rahwan,  co-sviluppatore della Moral Machine è: “portare avanti la nostra conoscenza scientifica su cosa pensa la gente della moralità delle macchine. Ad  esempio se le  persone tendono a favorire i passeggeri dell’ un’auto o i pedoni e se questi ultimi vengono penalizzati se attraversano quando per loro è rosso.

Michael Ramsey ha dichiarato: “gli esseri umani in un momento di panico sono raramente capaci di prendere decisioni morali, come se sia meglio uccidere una persona piuttosto che un’altra in una determinata situazione di guida”, continuando; “lo scenario più probabile è che la macchina del futuro sarà programmata semplicemente per evitare una collisione, senza scegliere chi salvare”.

Ci sono poi altri come Jeffrey Miller, professore associato di ingegneria all’Università Southern California i quali sostengono che: ” non è su chi vive e chi muore la vera questione morale a cui i costruttori devono rispondere quando programmano un’auto a guida autonoma”. Insomma ci sono opinioni contrastanti sull’argomento.

Nel frattempo i dati che sono stati  raccolti dalla Moral Machine (circa 2 milioni di persone hanno già partecipato al questionario) serviranno per “creare una fotografia di quello che la società ritiene essere il codice etico più opportuno” spiega Rahwan, e di come la percezione della Moral Machine potrebbe cambiare in base alla cultura dei differenti paesi.

Isomma la Moral Machine farà ancora sicuramente parlare molto di sè,  per non perdervi neanche un aggiornamento sulla questione iscrivetevi alla nostra newsletter.

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