Anonymous, l’Isis nel web non può vivere

Il Gruppo Anonymous Security Team Europe ha pubblicato un video comunicato su Youtube, dove ha informato di aver attaccato alcuni server utilizzati dall’Isis. La famosa maschera di Anonymous, attraverso la sua voce digitale, ha dichiarato che subito dopo l’attentato di Dacca il team ha cominciato a pianificare un attacco web alle postazioni internet dell’Isis. I piani sarebbero però saltati appena si è diffusa la notizia di un nuovo attentato, quello di Nizza. L’operazione di cui si parla nel video infatti è denominata #OpNice e avrebbe avuto inizio – sempre a quanto si apprende dal comunicato – senza un piano preciso e ben dettagliato.

La prima operazione Nizza dall’Anonymous Security Team

Anonymous Security Team ha dichiarato di essere stato il primo gruppo ad aver avviato una #OpNice e cioè una operazione d’attacco digitale in risposta agli atti terroristici di matrice islamica avvenuti a Nizza. Gli appartenenti al gruppo di hackers sottolineano, sempre nel loro video, di voler andare fino in fondo e di completare ciò che hanno iniziato senza ripensamenti. Ma sarebbero già a “buon punto nell’Op” perciò hanno deciso di inviare un comunicato e tenere aggiornati gli utenti sugli sviluppi.

Anonymous possiederebbe informazioni personali di alcuni membri dell’Isis

“Isis abbiamo i vostri indirizzi IP reali, sappiamo dove abitate e che lavoro fate”, queste, altre dichiarazione estrapolate dal video di Anonymous i quali specificano di essere entrati nei siti dei terroristi ma di aver comunicato “alle autorità competenti tutte le informazioni in loro possesso“. Durante l’attacco digitale l’AST avrebbe inoltre, “già la stessa sera dell’attentato di Nizza”, distrutto 33 server che l’Isis avrebbe preso in “affitto da Cloudflare”. Il gruppo di hackers più famoso del mondo ha tenuto a sottolineare di non aver alcun timore né dell’Isis né delle società che gli offrono servizi.
Insomma, anche Anonymous è costantemente sulle tracce dei terroristi, ma il problema resta sempre l’individualità degli organizzatori degli attentati evidentemente difficilmente rintracciabili durante la pianificazione degli stessi. Tuttavia, come del resto si apprende tutti i giorni dagli organi di stampa, a tenere unite queste cellule è proprio internet. Chissà se proprio con l’aiuto degli hackers anonimi, si riesca a tagliare la rete di collegamento tra le cellule individuali sparse per il mondo e il centro nevralgico del terrorismo islamico.

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