Anche per Marte i due satelliti possono essere stati generati da un urto catastrofico

Capire quale sia la genesi del nostro sistema solare è un punto chiave per rispondere a molti interrogativi. Marte ed i suoi satelliti, Phobos e Deimos, sono da sempre al centro delle nostre curiosità.

La forma particolare dei due pianeti, come bulbi di patate, e le loro dimensioni hanno stimolato l’interesse degli scienziati. Per molto tempo si è pensato che fossero asteroidi catturati dalla gravità del pianeta rosso. Però alcuni aspetti dell’orbita dei due satelliti spinge molti scienziati a assumere che si siano formati per un impatto di un enorme oggetto con Marte. La stessa cosa è avvenuta nella creazione della Luna circa 4.5 miliardi di anni fa.

Gigantesca collisione fra Mars e proto-planeta 3 volte più piccolo. Un paio di ore dopo si è formato un disco di detriti.
Gigantesca collisione fra Marte ed un proto-planeta 3 volte più piccolo. Un paio di ore dopo si è formato un disco di detriti.

L’ipotesi di generazione per impatto dei satelliti di Marte.

L’ipotesi prevede che un oggetto di grandi dimensioni si sia scontrato con il pianeta in modo devastante. Un tale impatto avrebbe prodotto una enorme ammaccatura, che potrebbe essere la causa delle grandi pianure settentrionali chiamate bacino Borealis.

La teoria dell’impatto con un oggetto molto grande non trovava l’accordo di molti scienziati per le piccole dimensioni di Phobos e Deimos (rispettivamente 22 ed 11 Km), data la quantità di materiale disperso nello spazio dall’impatto di un corpo celeste molto grande.

Per superare i dubbi è stato ipotizzato che l’impatto abbia portato alla creazione di un grande satellite. Questo ha favorito la creazione dei due satelliti più piccoli, per poi cadure su Marte.

Dice Pascal Rosenblatt, primo autore della ricerca del Royal Observatory of Belgium. “Il trucco è che questa luna, che ha giocato un ruolo fondamentale nel processo, è poi scomparsa. ”

L’ipotesi è stata sviluppata in cooperazione dalle università di Belgio, Francia e Giappone utilizzando simulazioni al computer delle possibili ipotesi, il tutto pubblicato su Nature Geoscience.

Lo scenario più probabile è che l’impatto abbia generato dei detriti disposti su un disco. La parte più interna del disco, dove si trovava la maggior parte del materiale, ha dato origine ad un grande satellite di 200 Km di diametro.

Il materiale presenti nelle altre regioni del disco era troppo esiguo per poter generare Phobos e Deimos. Ha potuto solo formare piccolissimi embrioni di satellite. Interviene qui l’azione della luna più grande che, con la sua forza di gravità, ha reso possibile l’aggregazione dei materiali nei due satelliti che vediamo oggi.

La grande luna fu condannata. A differenza di quanto avvenuto sulla Terra, la rotazione del satellite di Marte era molto lenta. Come risultato, mentre la Luna terrestre è stata spinta verso l’esterno, invece Marte avrebbe trascinato il suo grande satellite verso l’interno.

Il risultato fu che 5 milioni di anni dopo la sua formazione, la grande luna di Marte sarebbe ricaduta sul pianeta. Ha detto Rosenblatt “Il grande satellite si sarebbe frantumato in tante piccole parti che sarebbero bruciate attraverso l’atmosfera per creare piccoli crateri da impatto”.

L’ipotesi ed il destino di Phobos.

È un destino che attende anche Phobos, troppo vicino, a soli 6.000 km, dalla superficie di Marte. Phobos è destinato a ripiegare sul pianeta e disintegrare. La sua morte dovrebbe avvenire entro i prossimi 20 – 40 milioni di anni.

Il gruppo di ricercatori è in attesa di future missioni spaziali, tra cui la Martian Moons Exploration giapponese, che raccoglieranno campioni di Phobos. Se i campioni raccolti sul pianeta saranno compatibili con la composizione di Marte allora, probabilmente, il satellite potrà essersi formati per un impatto. Così come sarebbe possibile trovare tracce su Marte del satellite più grande scomparso.

Benjamin Nero, planetologo presso la City University di New York, ha detto che la possibilità di testare la nuova teoria è eccitante.

“Questa ricerca è importante perché suggerisce potremmo avere ancora molto da imparare su come i satelliti si formano e si evolvono, anche nei nostri vicini planetari vicini”. Ha detto Nero. “E sottolinea anche quanto velocemente e drammaticamente i sistemi planetari possono evolvere all’inizio della loro storia.”

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Arturo Infante

Informatico Teorico attualmente in fase molto pratica. Interessi in Matematica, Logica, Fisica, Neuroscienze, Evoluzionismo. Disilluso dalla situazione italiana, ad ora. Amo la musica classica, un po' il Jazz ed il Rock Progressive.

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